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Il verbo
"fare" va benissimo in questo caso perché il Parmigiano-Reggiano non si
fabbrica, ma " si fa", oggi come otto secoli or sono, con gli ingredienti
essenziali e genuini: il latte pregiato della zona tipica, il fuoco e il caglio,
con i buoni metodi antichi, con l'arte e la sapienza del casaro.
E poi invecchia naturalmente per due anni e più; e anche questo è lavoro perché
bisogna pulire e rivoltare le forme, curarle, sorvegliarle e controllarne giorno
per giorno la conformità al rigoroso standard di affinamento; ed è anche rischio
e trepidazione perché il miracolo della perfetta maturazione è essenzialmente
affidato ai lenti ritmi della natura.
Una fondamentale differenza
Comincia proprio qui la fondamentale differenza tra il
Parmigiano-Reggiano ed i formaggi similari di altra provenienza spesso
confusi nella generica denominazione "grana". Questi ultimi sono prevalentemente
formaggi industriali, prodotti in grandi caseifici con metodologie e tecnologie
standardizzate che consentono di minimizzare i costi di trasformazione, ma che
non possono dare al prodotto quella delicata sintesi di sapori e di qualità che
solo una lavorazione dal cuore artigianale e una maturazione naturale e
lentissima, riescono ad esprimere.
Da
aggiungere che la materia prima è diversa: il latte della zona tipica del
Parmigiano-Reggiano è unico proprio per le caratteristiche ambientali
(natura del terreno, tipo delle foraggiere spontanee coltivate, alimentazione
del bestiame - rispondente a rigorosi disciplinari codificati dalla tradizione -
e tipologia degli allevamenti) che solo qui sono fuse in un'armonia perfetta con
i qualificanti fattori umani.
I produttori del Parmigiano-Reggiano sacrificano le ragioni economiche
all'eccellenza del prodotto perché sanno che il piccolo miracolo di un formaggio
come questo si può ottenere solo in caseifici di non grandi dimensioni dove il
latte giunge dalle stalle vicine ed ha perciò caratteri altamente omogenei.
Com'è logico, il latte viene controllato con gli strumenti che la chimica e la
tecnologia mettono oggi a disposizione dell'arte casearia, ma lì si ferma
l'intervento della scienza e della tecnica moderna. Il latte viene lavorato così
com'è: vivo, naturale e nessun elemento estraneo (antifermentativi o conservanti
o coloranti o simili), interviene ad attenuare il rischio della produzione o a
modificare i processi naturali che danno al Parmigiano-Reggiano il suo
inimitabile e caratteristico sapore, impreziosito da esclusivi caratteri
organolettici.
Con il latte, il fuoco e l'arte del casaro
Il "come si
fa", per il Parmigiano-Reggiano, comincia con il "dove", vale a dire con
una precisa delimitazione territoriale. La produzione è, caratteristica ed
esclusiva della zona tipica, costituita dai territori delle province di
Parma, Reggio Emilia, Modena, Mantova alla destra del fiume Po e Bologna alla
sinistra del fiume Reno.
Come si fa il Parmigiano-Reggiano? Partiamo dal luogo dove si svolge il
lavoro, il caseificio, denominato anche "casello". Si tratta di una
costruzione studiata e realizzata, a prescindere che sia di piccole o grandi
dimensioni, peculiarmente per essere idonea alla trasformazione del latte in
Parmigiano-Reggiano. Si tratta cioè di una struttura monotipica esclusiva
del comprensorio del Parmigiano-Reggiano.
L'ambiente e' studiato in ogni particolare sia per rendere ottimale la
condizione del lavoro sia per la salvaguardia delle condizioni di razionalità ed
igienicità. La struttura edilizia è corredata e completata da tradizionali e
caratteristiche attrezzature ed impiantistica casearia.
Qui affluisce
il latte dei produttori circostanti, un latte che ha specialissimi pregi, dovuti
alle caratteristiche ambientali, alle rigorose norme di alimentazione del
bestiame (che prescrivono l'impiego prevalente degli spontanei foraggi freschi o
dei pascoli e vietano certi alimenti, ad esempio, gli insilati) e alla
particolare attitudine lattifero-casearia delle vaccine, che sono allevate con
molta cura.
Si impiega
il latte di due mungiture: quello della mungitura serale rimane in riposo in
piccole vasche per tutta la notte, quello della mungitura del mattino
riposa nelle vasche per circa un'ora. Il latte della sera viene parzialmente
scremato, togliendo la panna che si è separata per naturale affioramento, e lo
si travasa (è questa l'operazione che fa di Parmigiano-Reggiano un
formaggio leggero e mai grasso), mescolando il latte della sera con quello del
mattino, in una caratteristica caldaia di rame a forma di campana rovesciata.
A questo
punto si aggiunge al latte il "siero-innesto" o "siero-fermento": si
tratta di una coltura naturale di flora lattica sviluppata sul siero dalla
lavorazione precedente. E' una pratica antichissima che innalza il grado
acidimetrico del latte e, per così dire, guida il formaggio verso una
fermentazione appropriata.
Si scalda
quindi il latte in caldaia fino a circa 33 gradi centigradi agitandolo
lentamente; sospeso il riscaldamento, si aggiunge il caglio (presame
naturale ottenuto dallo stomaco di vitelli poppanti) e si attende la
coagulazione che avviene in circa 12-15 minuti. Il prodotto della coagulazione
si chiama "cagliata" e costituisce la parte più nutritiva del latte addensatasi
per effetto del caglio; il liquido che resta si chiama siero. La cagliata viene
rivoltata e poi "rotta" con un attrezzo a lamine taglienti che è detto "spino".
La "lunga via" del Parmigiano-Reggiano
Avvolta nella tela, la massa di coagulo cotto viene introdotta in uno stampo
di legno o di metallo sagomato detto "fascera" e leggermente pressata per
facilitare l'uscita del siero. Qui assume la forma caratteristica.
Segue poi la
salatura che si ottiene tenendo immersa la forma per 20-25 giorni in una
soluzione satura di sale da cucina. Dopo una breve esposizione al sole, per
rassodare la crosta in formazione, la forma viene portata nella "cascina" che è
il magazzino di prima stagionatura, collocata su tavole di legno massiccio
disposte a castello e costantemente spazzolata, rivoltata e controllata.
L'insieme delle forme prodotte dal caseificio in una stagione (o annata
casearia) costituisce la "partita".
Da questo momento inizia il lungo processo di affinamento o di stagionatura
naturale del Parmigiano-Reggiano che prosegue poi in appositi magazzini
ove le partite vengono di solito trasferite a fine annata.

I magazzini
di stagionatura del Parmigiano-Reggiano sono grandi locali della
capienza di 100-200 mila forme, opportunamente attrezzati e ubicati
prevalentemente nelle vicinanze dei maggiori centri commerciali della zona di
produzione. Questi
magazzini sono generalmente gestiti da Istituti Bancari o da Organismi
Cooperativi, i quali, oltre ad assicurare i servizi di finissaggio al formaggio
in deposito, effettuano anticipazioni finanziarie ai depositanti.
Schema della produzione del Parmigiano-Reggiano