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Testamento


Oggi 24 novembre, festa di S. Prospero, patrono della città e della diocesi di Reggio Emilia, io sottoscritto don Luigi Guglielmi, nel pieno possesso delle mie facoltà, stendo le mie volontà testamentarie in vista della fine dei miei giorni per ringraziare Dio di avermi creato, fatto cristiano e conservato fino ad oggi.

Cosciente dei limiti e delle mancanze che hanno contrassegnato la mia vita, voglio rendere a Dio una lode grande per i beni che mi ha fatto: la chiamata alla vita tra gli uomini la chiamata alla vita cristiana, al ministero presbiterale, il dono della parola che poco ho capito e vissuto, ma che ho potuto sempre leggere, ascoltare e predicare, il dono dei sacramenti che ho ricevuto e amministrato e tutti quei doni di cui nella Chiesa ho goduto in tutti gli anni del mio sacerdozio.

Ho avuto l'opportunità di prepararmi nel campo della musica e del canto liturgico, ho lavorato nel ministero pastorale a S. Maurizio, S. Stefano città, in casa di cura a Castellazzo, a Roncadella, nel vicariato di Rubiera. Voglio ricordare tutte queste comunità con affetto e riconoscenza per quanto mi hanno dato ultimamente, nell'affascinante campo della carità come responsabile della Caritas diocesana. Con profonda riconoscenza penso a don Mario Prandi "gigante della Carità", alle Case di cui è stato ideatore e instancabile animatore per la diocesi e altrove, alle suore e ai fratelli della Carità: la riconoscenza per avermi fatto comprendere meglio l'amore e il rispetto per gli ultimi. Per le Case della Carità e quelli che vi operano, la mia preghiera al Signore perché la luce e la carità che hanno invaso i corpi e i cuori di tanti ospiti, continui a dare un così importante contributo alla civiltà dell'amore.

Un pensiero ai miei genitori che mi hanno sempre seguito, non sempre corrisposti, con attenzione e affetto grande, ai miei fratelli e alle loro famiglie, in modo speciale a padre Tiziano, missionario in Rwanda, che mi ha consentito di avvicinare e conoscere la realtà di uno dei paesi fra i più poveri dell'Africa e di pensare al mio ministero con ottimismo ed entusiasmo.

Con profonda riconoscenza penso al vescovo Gilberto che mi ha ordinato e sempre onorato di una paternità affettuosa, al vescovo Paolo d al quale ho sempre ottenuto ascolto, rispetto e comprensione, la stima dei confratelli sacerdoti, agli amici che mi hanno sostenuto e fatto godere di affetto fraterno.

Pur nella coscienza dei miei limiti, posso dire di aver avuto tutto. Veramente il Signore è stato generoso. La mia risposta non lo è sempre stata in uguale misura, ma confido, ora che mi trovo al suo cospetto, in quella misericordia che mi sono sempre sforzato di accogliere e di annunciare.

Ai confratelli presbiteri un pensiero di ammirazione per l'abnegazione e la dedizione spesso eroica ad un servizio sempre più difficile e oneroso, ma sublime ed affascinante: li ammiro e li stimo e con loro posso ora pregare il Padre buono che li sostenga. Ai diaconi esprimo affetto ed incoraggiamento per un servizio il più possibile libero da interessi di qualsivoglia genere e la ricerca di una vita coerente nel distacco dalle cose, per una povertà sempre più vera ed effettiva.

Ho cercato di vivere anch'io distaccato dalle cose, pur avendo tutto il necessario per il mio ministero. Posso dire ancora qualcosa ai cristiani delle comunità che ho servito, ai giovani soprattutto: il coraggio di scelte generose che li spinga a non temere di perdere qualcosa per il Signore, perché c'è tutto da guadagnare. Saluto tutti con un grande affetto ed assicuro da dove mi trovo una preghiera incessante.

Quanto alle mie cose: desidero che quanto verrà trovato alla mia morte, in denaro e in oggetti, ritenendo che i miei fratelli abbiano il necessario per vivere, tutto venga messo nelle mani del vescovo per la carita' che egli presiede nella nostra Chiesa.

In fede, Don Luigi Guglielmi

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